Libri

Nuvola da impiegato

Domenicale del Sole 24 ore23 Agosto 2026

Chissà se Paolo Villaggio ci ha pensato, quando ha raccolto i suoi raccontini per il primo libro di Fantozzi, ma la struttura del libro, la divisione in quattro parti come le quattro stagioni dell’anno (Fantozzi Primavera, Estate, Autunno, Inverno) è molto simile alla struttura di Marcovaldo di Calvino, che infatti ha come sottotitolo Le stagioni in città. Marcovaldo mette insieme racconti scritti a partire dal 1952 ed esce nel 1963, Fantozzi esce nel 1971, può darsi che Villaggio avesse in mente quel modello.

Ma tra gli anni Cinquanta e il 1971 l’Italia è cambiata come mai nella sua storia: l’azienda SBAV in cui Marcovaldo lavora è diventata la Megaditta; il lavoro vero e duro di Marcovaldo, uomo di fatica, è diventato lo pseudo-lavoro di Fantozzi, che non si capisce veramente che cosa faccia dalle nove alle cinque, a parte giocare a battaglia navale e corteggiare la Silvani; soprattutto, mentre Marcovaldo, poverino, non lascia la metropoli neanche d’estate, perché non se lo può permettere e perché le vacanze non sono ancora un diritto della massa, Fantozzi fa questa cosa inaudita: va in ferie. E appunto nel racconto Fantozzi va in ferie Villaggio introduce il dettaglio immortale della nuvola da impiegato, una di quelle trovate comiche degne di Gogol’.

Fantozzi e la moglie (non si parla ancora della figlia) si organizzano per la vacanza. Nottetempo (nottetempo: nelle storie di Fantozzi ci sono sempre dettagli epici come questo, ma degradati nella farsa) la signora Pina prepara, cito, «due thermos di acqua con le ‘cartine’ e due frittate con le cipolle» (Fantozzi ha le sue formule ricorrenti, come Omero: la frittata di cipolle tornerà in una circostanza più celebre, la partita di calcio Italia-Inghilterra, ma Fantozzi non riuscirà a mangiarla). Partono all’alba per evitare gli ingorghi. «Appena Fantozzi uscì», scrive Villaggio, «la sua nuvola da dietro le montagne gli piombò sopra la testa come un aereo da caccia. Era la famosa ‘nuvola da impiegati’. Ogni impiegato ne ha una. Sono nuvole maligne che stanno celate dietro le montagne anche 12 mesi, ma quando s’avvedono che il loro uomo sta per andare in ferie gli piombano sulla testa scaricandogli in nuca un quadrato di grandine in un metro per un metro e lo accompagnano implacabili. Nel suo quadrato di grandine, Fantozzi sorridente caricò la sua utilitaria di valigie: tutt’intorno al di fuori del quadrato c’era un sole splendente. Il mattino dopo si recò alla spiaggia libera con la canna da lancio sotto una fitta nevicata di un metro per un metro. Cento metri più a destra, sotto un meraviglioso quadrato di sole, si abbronzava un megapresidente».

Dal che si ricava che (1) non il solo Fantozzi ha la sua nuvola, tutti gli impiegati ne hanno una: non è uno stigma personale, una disgrazia personale, è uno stigma di classe, la nemesi che coglie i poveri cristi quando provano a godersi la vita (passano otto anni e Villaggio pubblica il più bello dei libri della serie, Fantozzi contro tutti, e uno dei racconti più riusciti, Le sette perle del Mediterraneo, ha questo inizio folgorante: «“Sarà la crociera del sole!”, annunciò trionfalmente Filini venerdì sera. La crociera del sole partì il giorno dell’unica inondazione di Genova in questo millennio»); e che (2) Fantozzi lo sa e non fa una piega: il dettaglio più azzeccato del paragrafo è quel «sorridente» che fissa in un aggettivo una specie di serena anti-coscienza di classe – che c’è di strano? Nevica sugli impiegati mentre i dirigenti si abbronzano, è nell’ordine delle cose.

Nel film sceneggiato da Benvenuti-DeBernardi-Salce-Villaggio (e conviene sempre ripeterlo: è merito degli sceneggiatori se gli ottimi spunti comici trovati da Villaggio sulla pagina sono diventati scene memorabili sullo schermo, e adesso meme), la nuvola fa una prima apparizione durante la partita di calcio tra scapoli e ammogliati: «Verso il dodicesimo del primo tempo», mentre i primi infartuati stramazzano al suolo, «implacabilmente si presenta sul campo di gioco il nuvolone da impiegati». Sono, spiega Villaggio in voice-over, «nuvole maligne che stanno in agguato anche quattordici mesi, ma quando vedono che il loro uomo è in ferie o in vacanza, gli piombano sulla testa scaricandogli addosso tonnellate di pioggia fitta e gelata». Da dodici, i mesi diventano quattordici, per rendere più paradossale il paradosso (ma l’effetto comico, la memorabilità della scena, che per iscritto non è così memorabile, deriva soprattutto da un’altra idea brillante del Villaggio attore, ossia dall’enfasi grottesca con cui carica le parole: quattordici, gelata. Da piccoli, la voce di Villaggio ci faceva ridere anche quando non capivamo le battute).

Quadro successivo, e la nuvola ricompare sulla strada delle vacanze, salvo che scarica la sua acqua non su Fantozzi e la Pina, come nel racconto, ma su Fantozzi e Filini che vanno a pescare: «Braccati dalla solita nuvola, partirono in una splendida giornata di fine primavera». Ma perché lasciar cadere subito questa bella invenzione comica? Perché non spremerla ancora un po’? Gli sceneggiatori devono esserselo domandato, e così… Sul tetto dell’automobile Fantozzi e Filini hanno, comprata a forza di cambiali, una barca «completa di accessori per pesca e campeggio» che naturalmente si riempie d’acqua durante il viaggio in autostrada. A un passaggio a livello Fantozzi non frena in tempo e tampona la macchina (scoperta!) del «ministre du pétrole» di un qualche Stato africano in visita in Italia, inondandolo. Afferrati dagli agenti della stradale, si prendono seduta stante, lui e Filini, non una multa ma «cento nerbate» a testa. Lì accanto, l’accompagnatore italiano, desolato, cerca di sanare l’incidente diplomatico in un francese fantozziano: «Je l’asciug. C’est tut bagné».

E niente, erano bravi.

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