Ho scritto le Indicazioni Nazionali relative alla letteratura insieme a due collaboratori, Clizia Carminati (che insegna all’università come me) e Davide Profumo (che insegna in un liceo di Ragusa), dopo aver ricevuto pareri puntuali e articolati di una cinquantina di insegnanti della primaria e della secondaria. Il proposito era evitare che, come capita spesso quando si tratta di scuola, la voce degli insegnanti universitari che di scuola sanno poco sovrasti la voce degli insegnanti che a scuola ci vanno tutti i giorni.
Le Indicazioni relative al secondo ciclo non sono ancora state approvate dal ministero, quindi ne accennerò soltanto alla fine. Posso invece dire qualcosa circa la ratio che ci ha guidati nella stesura delle Indicazioni relative al primo ciclo.
Premetto che – limitatamente al primo ciclo, ripeto – non crediamo di aver modificato in maniera sostanziale le Indicazioni precedenti. Questo per due ragioni fondamentali, che indico in maniera molto schematica. La prima è che nel primo ciclo l’istruzione linguistica è più importante di quella letteraria, e dell’istruzione linguistica si è occupato, direi molto bene, il collega Claudio Marazzini. La seconda è che non c’è granché da inventare, perché le raccomandazioni che si possono dare per l’istruzione letteraria degli scolari più giovani sono soprattutto raccomandazioni di buon senso, dopodiché bisogna lasciar fare agli insegnanti, che conoscono le loro classi. Ciò premesso, ecco cinque considerazioni/raccomandazioni abbastanza ovvie.
(1) Bisogna leggere, molto, insieme. Abbiamo scritto: «Sarà opportuno leggere insieme agli studenti, in classe, ad alta voce, e far leggere loro a casa testi di buona qualità, sia che si tratti di testi argomentativi sia che si tratti di testi creativi». Testi di buona qualità significa anzitutto testi adeguati alla loro età: non c’è bisogno di glossare Dante o l’Odissea tradotta da Pindemonte. Bisogna – come diceva Contini – fare bene le cose semplici. Benissimo quindi leggere testi che tengano viva l’attenzione di lettori inesperti, anche se non sono capolavori: il fantasy, la fantascienza, l’horror. Ma se gli studenti sono ricettivi si possono anche azzardare letture più impegnative, sempre da fare con la guida dell’insegnante, e nei limiti del possibile vorremmo che fossero letture integrali, perché – in un mondo popolato soprattutto da schermi – occorre abituare gli studenti ad avere confidenza con la forma-libro prima che con la forma-antologia (anche se per forza di cose molto di ciò che leggeranno sarà antologizzato); e vorremmo che fossero testi letterari, di alta qualità, non testi ‘strumentali’, finalizzati soltanto all’apprendimento della lingua. Per le cose difficili c’è tempo, ma il gusto per la letteratura si acquisisce già nei primi anni dell’istruzione (così come quello per la musica, o per l’arte figurativa: per questa ragione è bene che gli studenti più giovani vengano sottoposti a moltissimi stimoli diversi, anche un po’ disordinati, anche ‘fuori programma’, a discrezione dell’insegnante).
(2) Dato che durante tutta la loro esperienza scolastica chiederemo agli studenti di scrivere testi argomentativi (e non romanzi o poesie), non è male far leggere loro qualche buon testo argomentativo, qualche buon articolo di giornale (magari scelto tra quelli di giornalisti del passato bravi a scrivere come Bocca, Cederna, Fallaci eccetera), in modo da capire insieme come si fa ad articolare le proprie opinioni in maniera chiara ed elegante.
(3) Già durante il primo ciclo occorre che gli studenti imparino a cercare le informazioni con intelligenza e metodo, senza fidarsi della rete (che è come fidarsi, ciecamente, del Mondo). Qualche lezione andrà dedicata al buon uso delle fonti (giornali, riviste dizionari, enciclopedie, atlanti eccetera), al buon uso di internet, alla familiarizzazione con la biblioteca (se c’è ed è raggiungibile, portiamoceli).
(4) Bisogna scrivere di più e meglio. L’intelligenza artificiale promette di liberarci da questo tormento, la scrittura? Può anche darsi, ma saper scrivere decentemente non è soltanto un’abilità che può essere demandata all’IA, è anche un modo per conoscersi, per chiarire a sé stessi le proprie opinioni, per interagire con gli altri in maniera consapevole e matura, e insomma è una di quelle capacità (ancora più precisamente: di quelle fatiche) a cui non dovremmo rinunciare. Bisogna scrivere, di nuovo, insieme, in classe, per esempio prendendo un testo mal scritto (non è difficile trovarne) e trasformandolo in un testo ben scritto. Chi lo ha fatto sa che sembra facile, ma non lo è; ma sa anche quanto può essere utile.
(5) Whatever works. Qualsiasi cosa funzioni. Ci sono i libri, che sono importanti; ma la cultura dei giovanissimi è una cultura anche e soprattutto visiva. Non sarebbe male se l’insegnante usasse le (poche, si sa) ore di italiano per migliorare questo aspetto dell’istruzione. Non occorrono manuali o programmi speciali: basta che l’insegnante condivida con gli studenti le cose interessanti che ha visto o sentito – del resto, anche le canzoni, i film, le serie televisive, i graphic novel sono arti verbali: arrivare alla buona letteratura attraverso di esse può essere un’opzione intelligente.
Questo, dunque, in estrema sintesi, per la scuola del primaria e secondaria di primo grado. Quanto alla secondaria di secondo grado (licei eccetera), i principi che ci hanno ispirato non sono diversi. Si pensa che sia bene studiare la letteratura, tra i quattordici e i diciannove anni, perché si pensa che leggere sia un modo eccellente per capire sé stessi e il mondo. Il tempo è poco, le distrazioni sono molte, troppe. Meglio quindi concentrarsi sui testi e limitare all’essenziale le informazioni contestuali: ‘la vita e la poetica’ degli autori sono meno importanti della loro opera (ovvero: aver letto cinque poesie di Montale, aver capito il senso delle parole che contengono e aver fatto sensate congetture sul loro significato complessivo è più importante che sapere l’anno di uscita delle sue raccolte poetiche). Quanto alla storia letteraria, non ci pare ammissibile che molti studenti che escono dalla secondaria superiore non abbiano letto quasi niente della letteratura dell’ultimo secolo, o leggano a caso l’ultimo premio Strega o l’ultimo Campiello (ad andar bene). Alla letteratura contemporanea occorre dedicare del tempo, insieme; e su come trovarlo, questo tempo, facciamo qualche ipotesi nel nostro documento. Ipotesi, proposte: nelle nostre intenzioni (poi vedremo cosa ne penserà il ministero) si tratta di Indicazioni molto liberali. «Ama e fa ciò che vuoi», pensavamo di scrivere in esergo, ma sant’Agostino non ha concesso i diritti.
