La notizia che Taylor Swift si è messa a fare il pane ha potuto stupire soltanto gli osservatori superficiali, non certo gli swiftologhi di caratura internazionale come il sottoscritto. Il pane di Rihanna? Il pane di Lady Gaga? Non avrebbe senso. Rihanna e Lady Gaga (e Madonna, Beyoncé… Qui naturalmente si assume che fare il pane sia un mestiere da donne) sono pezzi dello stardom che recitano una parte, una parte che ha poco a che fare con la vita quotidiana, con le umane esigenze del mangiare e del bere.
Taylor Swift è nata, dicono le agiografie, in una fattoria della Pennsylvania in cui il papà e la mamma coltivavano e vendevano alberi di Natale. Onde la non memorabile canzone Christmas Tree Farm (2019); traduco alla meglio:
Nel mio cuore c’è una fattoria di alberi di Natale
dove la gente si raduna
per ballare sotto le luci che scintillano
infagottata nei cappotti e nei guanti,
e il sidro che scorre a fiumi,
e vorrei tanto essere lì stanotte.
Questa atmosfera da féerie ha sempre galleggiato sul personaggio e sulla sua arte. Quanto al personaggio, il glamour di Taylor Swift è un glamour amichevole, casalingo: infiniti video ce la mostrano in visita ai lungodegenti negli ospedali di mezza America, o mentre incarta regali da mezzo milione di dollari per i suoi fan, o mentre versa un bicchiere di vino alla sua amica del cuore Abigail, o mentre gioca coi gatti. Ogni tanto piange, anche. Quanto all’arte, le sue canzoni d’amore sono le meno esplicite, le meno maledette, le più caste che il pop anglosassone abbia prodotto negli ultimi decenni, ed è una delle ragioni per cui piace tanto alle ragazzine impaurite e ai maschi di mezza età che non hanno mai veramente superato l’adolescenza (nell’ultimo album c’è un «His love was the key that opened my thighs» che ci ha fatti tutti arrossire, poi abbiamo pensato che sì, a trentacinque anni ci può anche stare). Insomma, da una così ci si aspetta precisamente che tra una canzone e un’altra, un tour e l’altro, si metta a fare il pane.
Pane qualunque? Seeee.
Chi sapeva dell’esistenza della parola sourdough, fino a ieri? Molti non-fan di Taylor ancora la ignorano, meschini, mentre noi abbiamo scoperto che è il nome inglese del lievito madre, o naturale, e per estensione il pane cotto con questo lievito. Ora, alla domanda «che differenza c’è tra il lievito madre e il lievito comune?» l’IA risponde che «il lievito madre è naturale, fermenta lentamente e dà prodotti più aromatici e digeribili. Il lievito ‘normale’ è industriale, veloce e facile da usare, con sapore più neutro. Il primo richiede cura e tempo, il secondo è pratico e immediato». Ne so più o meno quanto prima, e non voglio saperne di più, ma insomma è chiaro che il lievito madre o naturale (sourdough) è meglio dell’altro, e infatti è quello che Taylor usa per confezionare le sue pagnotte.
Pagnotte è, ammettiamolo, la parola giusta. Sono – ho esaminato il video in cui le regala al suo ospite Seth Meyers – pagnottone da supermercato, incartate come al supermercato in una foderina di carta e plastica, qualsiasi panetteria italiana gliele tirerebbe dietro, ma sono guarnite di adesivi di gatti, autografi («Made by Taylor») e giochi di parole che evocano sue canzoni («Are you ready for it?» diventa «Are you bready for it?», «The fate of Ophelia» diventa «The fate of Doughphilia»). Ma – come racconta nel podcast New Heights, in dialogo col futuro marito Travis Kelce e il di lui fratello – Taylor non si accontenta di cuocere del pane a lievitazione naturale: molto americanamente lo arricchisce, lo complica, lo snatura con ingredienti da Dolce Forno Harbert: uvetta, mirtilli, limone, l’onnipresente cannella. E Funfetti.
Che? Funfetti. Pane a lievitazione naturale con Funfetti. Sarebbe più o meno quella che in italiano si chiama codetta: gli zuccherini, i confettini mescolati all’impasto: «quando la torta cuoce, i confettini rimangono visibili come piccoli puntini colorati, dando un aspetto allegro e festoso – da qui il nome, fusione di fun + confetti» (sempre l’IA). Nell’azienda che produce i Funfetti, la Pillsbury, si sono fregati le mani e hanno subito messo in commercio, in edizione limitata (!?), il «Funfetti Sourdough Bread Mix». Su Delish.com Gabby Romero racconta che ha provato a farlo ed è venuto così così. «Com’era prevedibile – scrive – il prodotto è esaurito. Ma vi state perdendo qualcosa? Non proprio. È una bella novità se uno è fan di Taylor Swift, ma in ogni altro caso il lievito madre fatto in casa è meglio». E quelli che non ci pensano proprio a fare il lievito madre in casa e sono fervidi fan di Taylor Swift? Per la Befana sapete cosa regalarmi.
