Istruzione

Sulle indicazioni nazionali del primo ciclo (Letteratura), molto in breve

Per il sito Deascuola.it30 Gennaio 2026

Ho scritto le indicazioni nazionali relative alla letteratura insieme a due collaboratori, Clizia Carminati e Davide Profumo, dopo aver ricevuto pareri puntuali e articolati di una cinquantina di insegnanti.

Le IN relative al secondo ciclo non sono ancora state approvate dal ministero, quindi non ne parlo. Posso invece dire qualcosa circa la ratio che ci ha guidati nella stesura delle IN relative al primo ciclo.

Premetto che – limitatamente al primo ciclo, ripeto – non crediamo di aver modificato in maniera sostanziale le IN precedenti. Questo per due ragioni fondamentali (perdonerete la schematicità). La prima è che nel primo ciclo l’istruzione linguistica è forse più importante di quella letteraria, e dell’istruzione linguistica si è occupato, direi molto bene, il collega Claudio Marazzini. La seconda è che non c’è granché da inventare, perché le raccomandazioni che si possono dare per l’istruzione letteraria degli scolari più giovani sono soprattutto raccomandazioni di buon senso, dopodiché bisogna lasciar fare agli insegnanti, che conoscono le loro classi. Ciò premesso, ecco cinque considerazioni/raccomandazioni abbastanza ovvie.

(1) Bisogna leggere, molto, insieme. Abbiamo scritto: «Sarà opportuno leggere insieme agli studenti, in classe, ad alta voce, e far leggere loro a casa testi di buona qualità, sia che si tratti di testi argomentativi sia che si tratti di testi creativi». Testi di buona qualità significa anzitutto testi adeguati alla loro età: non c’è bisogno di glossare Dante o l’Odissea tradotta da Pindemonte. Bisogna – come diceva Contini – fare bene le cose semplici. Benissimo quindi leggere testi che tengano viva l’attenzione di lettori inesperti, anche se non sono capolavori: il fantasy, la fantascienza, l’horror. Ma se gli studenti sono ricettivi si possono anche azzardare letture più impegnative, sempre da fare con la guida dell’insegnante, e nei limiti del possibile vorremmo che fossero letture integrali, perché occorre abituarli ad avere confidenza con la forma-libro prima che con la forma-antologia (anche se per forza di cose molto di ciò che leggeranno sarà antologizzato); e vorremmo che fossero testi letterari, di alta qualità, non testi ‘strumentali’, finalizzati soltanto all’apprendimento della lingua. Per le cose difficili c’è tempo, ma il gusto per la letteratura si acquisisce già nei primi anni dell’istruzione (così come quello per la musica, o per l’arte figurativa: per questa ragione è bene che gli studenti più giovani vengano sottoposti a moltissimi stimoli diversi, anche un po’ disordinati, anche ‘fuori programma’, a discrezione dell’insegnante).

(2) Dato che chiederemo agli studenti di scrivere testi argomentativi (e non romanzi), non è male far leggere loro qualche buon testo argomentativo, qualche buon articolo di giornale (magari scelto tra i classici di giornalisti abili come Bocca, Cederna, Fallaci eccetera), in modo da capire insieme come si fa ad articolare le proprie opinioni in maniera chiara ed elegante.

(3) Già durante il primo ciclo occorre che gli studenti imparino a cercare le informazioni con intelligenza e metodo, senza fidarsi della ‘rete’ (che è come fidarsi, ciecamente, del Mondo). Qualche lezione andrà dedicata al buon uso delle fonti (giornali, riviste dizionari, enciclopedie, atlanti eccetera), al buon uso di internet, alla familiarizzazione con la biblioteca (se c’è ed è raggiungibile, portiamoceli).

(4) Bisogna scrivere di più e meglio. L’intelligenza artificiale promette di liberarci da questo tormento, la scrittura? Può anche darsi, ma saper scrivere decentemente non è soltanto un’abilità che può essere demandata all’IA, è anche un modo per conoscersi, per chiarire a sé stessi le proprie opinioni, per interagire con gli altri in maniera consapevole e matura, e insomma è una di quelle capacità a cui non dovremmo rinunciare. Bisogna scrivere, di nuovo, insieme, in classe, per esempio prendendo un testo mal scritto (non è difficile trovarne) e trasformandolo in un testo ben scritto. Chi lo ha fatto sa che sembra facile, ma non lo è; ma sa anche quanto può essere utile.

(5) Whatever works. Qualsiasi cosa funzioni. Ci sono i libri, che sono importanti; ma la cultura dei giovanissimi è una cultura anche e soprattutto visiva. Non sarebbe male se l’insegnante usasse le (poche, si sa) ore di italiano per migliorare questo aspetto dell’istruzione. Non occorrono manuali o programmi speciali: basta che l’insegnante condivida con gli studenti le cose interessanti che ha visto o sentito – del resto, anche le canzoni, i film, le serie televisive, i graphic novel sono arti verbali: arrivare alla buona letteratura attraverso di esse può essere un’opzione intelligente.

 

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